venerdì 30 dicembre 2011

E chi è il sindaco, Babbo Natale?

Cosa dire dello spirito natalizio che abbiamo respirato a Tarquinia quest’anno? mi viene da sorridere, in qualche modo mi ha ricordato l’infanzia. Tra inaugurazioni, cene, feste auguri tira e molla vari per stabilire con chi sta il volontariato, quello vero, la sciarpa tricolore del Sindaco non ha avuto un attimo di riposo, siamo ai botti finali bisogna scoppiarli bene dopotutto.
Vi ricordate tra le tante bellissime pubblicità anni ’80 quelle della Bistefani? A pensare al daffare degli amministratori mi torna in mente il botta e risposta in cui l’austero proprietario della casa dolciaria interpella il garzone sul perchè di panettoni tanto buoni, dopo che questo elenca le attenzioni riservate al panettone perchè risulti dolce e soffice, il proprietario battendo i pugni sul tavolo, come a far notare l’eccessivo e non dovuto dispendio di risorse, esclama: “e chi sono io, Babbo Natale?” e subito arrivano barba e cappello parte la musica e lui lì impettito a prendersi il merito della bontà del prodotto.
Ditemi voi se non vedete il nostro caro e prezioso sindaco nei panni del patron della Bistefani.
Le festività natalizie sono trascorse così, tra proclami sulle colonne dei giornali dove chi per il primo cittadino elencava le tante opere donate generosamente ai tarquiniesi, sono state tante, belle, encomiabili, preziose.
Le cene per gli scambi degli auguri innumerevoli, non s’è badato a spese.... forse perché a pagare tutti questi bei regali di Natale c’era il povero pantalone.
I bambini hanno trovato sotto l’albero il parco giochi di piazzale Europa, i più grandi il mini parcheggio avvenieristico alla circonvallazione Dante Alighieri e il parcheggio che ha sostituito la “ei fù” piazza Belvedere.
E non fa niente che la data di fine lavori era prevista per il mese di giugno 2011 e che ci sia un ritardo sulla consegna dei lavori di ben sei mesi, non importa neppure che il marciapiedi a completamento dell’ opera non sia ancora finito, ciò che importa è inaugurare alla vigila di Natale, anche da soli e sotto la pioggia che si sa, parcheggio bagnato, parcheggio Fortunato.
Ma i regali non sono finiti qui, anche il volontariato ha ricevuto finanziamenti a pioggia, che se vogliamo potrebbe essere anche una cosa lodevole se chi amministra illustrasse ai cittadini il criterio seguito per la donazione.
Ho lavorato nel terzo settore alcuni anni e non mi è mai capitato di vedere amministrazioni pubbliche mandare “mancette” una-tantum, si presentava un progetto con preventivo e se accettato, a fine prestazione arrivava il finanziamento.
Invece  la delibera 304 del 6 dicembre 2011 autorizza l’assunzione di un impegno di spesa una-tantum a sostegno di associazioni ed organizzazioni operanti nell’ ambito di volontariato sociale, per “ supportare l’importante opera svolta da queste realtà” e “a sostegno di spese per acquisto di beni alimentari e di prima necessità e di iniziative volte all’assistenza delle persone bisognose” e distribuisce i fndi nel modo seguente:
- €10.000,00 in favore dell’ Associazione SEMI DI PACE
€ 5,200,00 in favore dell’ Associazione AQUILONE
€ 2,000,00 in favore dell’ Associazione ANDOS
€ 2.000,00 in favore dell’ associazione ADAMO
€2.000.00 in favore della COMUNITA’ MONDO NUOVO
€2.000,00 in favore dell Associazione AVAD
€ 1,000,00 in favore dell’associazione AVIS
Mi chiedo ora, ma solo perchè sono tanto maliziosa e non perchè sia legittimo farlo in questo paese targato PD, in base a quale criterio sono state stabilite le diverse entità dei contributi, l’AVAD ad esempio offre servizio di dormitorio e assistenza h24 a disabili e bisognosi di diversa natura, rebus sic stantibus, avrebbe dovuto accedere al finanziamento più elevato. Ed invece no. Merry Christmas and happy new year Tarquinia. 


martedì 27 dicembre 2011

Costanza Miriano, l'anti Carrie Bradshaw

Sposati e sii sottomessa - pratica estrema per donne senza paura, un libro rivelazione, piacevole, ironico, scanzonato, ma allo stesso tempo ferocemente sincero, ti sferza la verità in faccia come fosse una frusta, lo fa facendoti sorridere certo, ma ciò non toglie che lo faccia e con la severità di chi sa di avere la ragione dalla propria parte.
Non si ammette il relativo, non si mettono in discussione i valori, si assume ciò che è bene, lo si distingue da ciò che è male e lo si prende come punto di partenza per analizzare la vita relazionale, non solo quella di coppia, anche quella amicale e filiale.
Una donna con la D maiuscola Costanza Miriano, l’ anti Sex and the City, l’antitesi di Carrie Bradshaw, una donna con le radici ben piantate a terra, che sa cosa vuole e sa qual’è la strada per ottenerlo, ha lo sguardo sempre ben fermo su i punti cardinali della vita il nord dello Spirito Santo, il sud di matrimonio e prole, l’est  delle amicizie vere da coltivare, l’ovest dell’ etica cristiana e della difesa della vita.
Tra le pagine di questo libro, un epistolario di consigli preziosissimi ad uso e consumo non solo degli intimi amici a cui essi sono destinati, ma di tutti coloro che leggendo decidessero di accoglierli per se.  Tra queste righe vergate con una passione ed un affetto palpabili per i destinatari, c’è spazio per divertenti divagazioni sulle frivolezze che attirano noi donne nella vita quotidiana, dalla preziosa crema Capture di Dior finita però a curar le rughe del coniglietto  Tetenno, alla nuance Riva de Le Vernis di Chanel, alla Coca light, bene di prima necessità nel frigo di quasi ogni donna. Il tutto assolutamente in linea con l’economia della narrazione, queste divagazioni divertono, non impoveriscono o banalizzano la complessità degli argomenti trattati, li rendono meno austeri, più alla portata di noi comuni mortali fatti di carne e quindi soggetti ai suoi stimoli, un libro che parla la nostra lingua così da rendere questioni di alta filosofia morale ed etico religiosa pappa masticabile anche con una dentiera non troppo robusta. 
Costanza Miriano è l’amica che tutte le donne dovrebbero avere e che, dopo aver letto il suo libro, tutte vorrebbero avere.




giovedì 15 dicembre 2011

Tarquinia, Alessandrelli Pdl: "Quella di Mazzola è vuota invettiva"


“Siamo alle solite, nelle parole del sindaco trionfa il pressappochismo, spero che Babbo Natale regali al paese una sinistra seria e responsabile” - Così Diletta Alessandrelli commentando le parole del Sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola in risposta alle polemiche sollevate dalla giovane piddiellina sulle dichiarazioni rilasciate dal sindaco a Il Fatto Quotidiano la scorsa domenica.
“Il sindaco straparla come al solito - continua la Alessandrelli-  come sempre le sue parole sono vuote, il nulla delle sue argomentazioni è talmente evidente che sarebbe superfluo anche rispondere alle sue invettive.
Mazzola ha come al solito rispettato lo scontato copione della sinistra italiana, incolpa Berlusconi di una crisi che per la sinistra è dovuta ad una congiuntura internazionale solo a targhe alterne.
Fin qui niente di nuovo, ci chiediamo solo quando Mazzola saprà ammettere che a Tarquinia la crisi avrebbe potuto essere arginata con una buona gestione dei milioni della servitù energetica anche facendo pressioni per un serio e strutturato controllo della qualità dell’aria.
Fa sorridere che un’amministrazione che mette in piazza con strilloni e pompamagna ogni insignificante atto amministrativo vagamente populistico lavori in silenzio e senza farne parola sui servizi sociali”.
La Alessandrelli conclude con un’ultima stoccata al Sindaco “E’ comico che Mazzola abbia avvertito la necessità di denunciare la povertà dei suoi cittadini proprio in occasione del Premio Carderelli, la cui cena di gala, ulteriore irrisione della povertà,  oltre ad essere costata migliaia di euro, ha anche causato imbarazzanti ‘epidemie dissenteriche’ finite su tutti i giornali. Scarrozzare i bambini del paese sul trenino natalizio non significa certo che anche i loro genitori si faranno portare ‘a spasso’ dal pifferaio magico di piazza Matteotti”.

lunedì 12 dicembre 2011

Diletta Alessandrelli (PDL):” La politica di Mazzola ha causato l’impoverimento della città”

“Sedici milioni di euro dall’Enel ed una popolazione ridotta alla fame, il sindaco di Tarquinia irride l’impoverimento dei cittadini facendo politica sulla loro disperazione”. Così Diletta Alessandrelli (Pdl)commenta un articolo uscito domenica 11 dicembre su Il Fatto Quotidiano, in cui il sindaco Pd di Tarquinia Mauro Mazzola ha palesato una viva apprensione per  l’impoverimento dei suoi concittadini, fatto poi ripreso la sera da Telese ad In Onda su La7.
Nell’ articolo il sindaco denunciava il triste fatto che a Tarquinia sul retro dei supermercati si formi una fila di persone che aspetta che i commessi mettano fuori dai reparti i prodotti scaduti.
” Il primo cittadino non perde occasione per ricordare alla città quanta ricchezza è riuscito a riversare sul territorio grazie alle compensazioni per le quali ha venduto ad Enel la salute dei Tarquiniesi, ed ora finge di non vedere che la povertà che tanto piange è figlia della ferita che la sua stessa politica ha inferto al paese.”
“I milioni di Enel sono finiti in cemento- continua Alessandrelli-  con quei soldi il sindaco non  ha fatto altro che mantenere al caldo le sue clientele.
L’inquinamento ha danneggiato l’agricoltura ed il turismo, indotti primari dell’economia tarquiniese, la crisi s’è poi allargata a macchia d’olio alle altre categorie commerciali causando impoverimento e disoccupazione.
Nessun’ investimento da parte dell’amministrazione sull’imprenditoria giovanile, nessun investimento sul monitoraggio dell’aria e quindi sulla salute dei cittadini, nessun fondo di previdenza e garanzia per giovani coppie, nessuna tutela per le famiglie, nessuna assistenza agli anziani, nessun progetto per il paese.
Chi conosce il sindaco, sa che non è uno di quei tanti primi cittadini sempre in giro per la città e che suo genero,Fabio Bordi, oltre ad essere esponente del PD e presidente del consiglio dell’Università Agraria è anche dipendente di un noto supermercato tarquiniese.
Il sindaco non tiri in ballo i tecnici,né il governo, né il parlamento perché se c’è un responsabile  della povertà del paese è soltanto lui.
Giusto in questo caso far finta di non vedere e non emanare l’ordinanza contro il riciclaggio, ma non faccia finta di non sapere in che condizioni ha ridotto i cittadini e prenda provvedimenti per risollevare il paese.

giovedì 1 dicembre 2011

Se i new media mandano la politica KO

Non credo di essere l’unica ad aver notato che da qualche anno a questa parte molte cose sono cambiate nella nostra vita quotidiana, nel modo di comunicare, di decidere, di scegliere, di pensare, di amare, di credere. 
La nostra sfera privata è continuamente influenzata da un’agente esterno, tanto invasivo da divenire parte di noi e non accorgerci più dell’ anomalia che esso rappresenta. Sto parlando del web.
Tramite il web vengono veicolate idee, preferenze, modi di vivere, credo religiosi e politici, insomma tutto sembra esistere attraverso di Lui e prendere forma concreta nei new media. 
I new media ed i social network hanno così introdotto una nuova forma di partecipazione, una partecipazione immediatamente diretta e se vogliamo esasperata alla vita pubblica, in poche ore tramite il web è possibile radunare un gran numero di coscienze intorno ad una battaglia, il singolo si sente quotidianamente parte del grande tutto e per questo più forte e più in grado di incidere e di influenzare le decisioni pubbliche, si sente forte, invincibile convinto di aver ragione senza comprendere il sottile gioco di manipolazione che c’è dietro al grande burattinaio invisibile.
La maggior parte delle crociate politiche odierne, a cominciare dal movimento degli indignados e a finire con la primavera araba, nascono da una mobilitazione nel web e sono composti soprattutto da giovani e giovanissimi,  non hanno nessun leader ma sono pieni di slogan, frasi da profilo, da twitter, brevi, lapidarie e il più delle volte generiche. 
Come incide tutto questo sulla politica? La politica è intimidita da questo fenomeno, è incapace di prendere decisioni, è incapace di perorare uno scopo con coerenza e determinazione perchè impegnata in un continuo controllo su ciò che le proprie decisioni scatenano nell’ umore pubblico, in un continuo mediare con il ritorno diretto che  i new media danno sulle scelte di governo.
La politica è ostaggio del web che sta uccidendo le leadership,  nessuno riesce ad emergere in un contesto di omologazione che non lascia spazio all’approfondimento individuale aprendo alla generalizzazione dei e all’ astrattezza dei concetti.
Non ci sono leader tra gli indignados, non ci sono leader tra i manifestanti di occupy wall street, non ce ne sono nei movimenti arabi.
Tramite i social network tutti sono leader tutti capeggiano una piccola fronda di scontenti, tutti possono sobillarla postando tanta retorica on line.
La politica ha il compito ed il dovere di prendere decisioni, quando non lo fa diventa inutile e perniciosa, oggi subendo l’effetto di rinculo che le scelte pubbliche hanno sulla gente la politica è ferma, ingessata. L’effetto rinculo può essere di per se positivo, indice di un progresso nella partecipazione, ma allo stesso tempo esso è impossibilitante per i decisori perchè mette paura ed il trade-off tra decisione e consenso vede spesso uscire vittorioso questo secondo aspetto.
Se la politica non decide  perde credibilità, viene percepita come inutile e costosa, i politici vengono considerati parassiti da debellare e questo è un pericolo che bisogna a tutti i costi imparare ad arginare.
Non si nasce democratici, si impara ad esserlo col tempo, praticando la democrazia, comparando la nostra democrazia con la democrazia altrui,  la politica e l’opinione pubblica devono cercare un confronto ed un utilizzo sano dei new media, che aiuti il progresso della partecipazione popolare senza ingessare il lavoro della politica alle prese di posizione di pochi strilloni mediatici che riescono tramite il contagio del web a coinvolgere gran parte della popolazione in un circolo vizioso che deforma la democrazia.  

lunedì 28 novembre 2011

Tarquinia, resoconto di una settimana di pura follia

Cerchiamo di andare per ordine se mai la trama complicata degli eventi lo renda possibile.
È domenica sera, e la lista Cia/ Coldiretti vince le elezioni per il rinnovo del Cda al Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, in paese non si parla d'altro, sembra che tutto dipenda dal risultato di questa consultazione elettorale, addirittura anche le sorti della crisi economica.
Un clima caldo, incandescente, nervosismo tra i candidati, nervosismo tra i politici, nervosismo tra gli agricoltori che si imbattono nei sindacalisti fuori dal seggio, insomma, o bonifica o morte, tertium non datur.
I telefoni dei politici squillano, ed anche quelli dei rappresentanti sindacali, la follia del momento vuole che politici di spessore regionale espressione del Pdl si siano spesso messi in contatto con le personalità presenti al seggio e  vicine al centro sinistra per accertarsi che Gianfederico Angelotti, candidato della lista n.2 e "chiacchierato" come candidato sindaco del centro destra, stesse rovinosamente perdendo.
Strano ma vero, obiettivo comune sia a destra che a manca era quello di eliminare Angelotti. Ahhhh la nobiltà della politica, se non puoi vincerlo allora eliminalo.
Insomma Sinistra e sindacati vincono le elezioni consortili con l'aiuto di parte del Pdl , presidenti di commissioni consiliari e assessori regionali che ora gongolano, anche se non è dato sapere per quanto.
" Al mondo ce 'sta 'n fatto - dicono a Tarquinia- che quello che fai te viene rifatto".
Nel frattempo il sindaco, dopo aver festeggiato con i propri sodali in lista 1 la vittoria in un noto pub di Tarquinia tra urla ed ipip urrà, dopo aver già firmato per la presentazione della lista n.1 a nome del comune, esterna invettive contro i candidati della lista antagonista accusandoli di aver politicizzato la competizione ed imbrogliato i consorziati, proprio lui che rappresenta tutti i cittadini ed invece di essere super partes, si è schierato con una parte di questi e apertamente contro un'altra.
Siamo arrivati al giovedì, il 24 novembre 2011 e la cordinatrice tarquiniese del Pdl, ex Forza Italia,  una che si fa sentire poco e quando lo fa se ne capisce il perchè, esce con un comunicato stampa delirante in cui si congratula con la lista di centro sinistra e con gli eletti perchè veramente rappresentativi del mondo agricolo e perchè estranei a dinamiche politiche, si congratula anche con la politica che ha saputo fare, responsabilmente, un passo indietro. Siamo sicuri che l'attentissima e presentissima coordinatrice del Pdl abbia seguito la stessa competizione elettorale che hanno seguito i tarquiniesi?
Siamo sempre a giovedì 24 novembre, ore 19.00, è ufficiale Serafini e Mazzola, rispettivamente Vicesindaco e Sindaco, e magnati della lista n.1 arrivano alle mani, il casus belli sono gli appalti per la costruenda autostrada, Mazzola ha sfoderato l'asso piglia tutto e Serafini un gancio destro ben assestato.
Segue uno snervante fine settimana di botta e risposta tra Pd e Pri ai quali arriva il sostegno del buon Santino Pelucco, un uomo un partito. Ognuno difende i rispettivi Boxer, c'è chi richiama all' unità per il bene di Tarquinia, c'è chi denuncia congiure per un grande centro, c'è chi è stufo di leggere cazzate e chiude i giornali.
La rissa si sposta alle stanze del conquistato Consorzio di Bonifica, s'hanno da fare le nomine, il nome di Giancarlo Orfini, Coldiretti, sembra non essere più quello desiderato alla presidenza, e non è né per il grosso conflitto di interessi che la società Tarquinia Scavi di cui è part ha con il Consorzio, né  per mancanza di carisma,che comunque a mancare manca, ma semplicemente perchè gli equilibri politici in campo sono cambiati ed il Pd e la Cia tenendosi per mano rivendicano la presidenza ed ecco che compare il nome di Sergio Olivieri, giovane rampollo democratico e già consigliere dell' università Agraria.
Anche io mi congratulo con la politica e la ringrazio, la folle settimana che è appena trascorsa m'ha convinta sempre di più di quanto sia necessario mandarvi tutti a casa, questa non è la politica che sono abituata a fare, è spazzatura e ha già sporcato anche troppo il mio bel paese.

domenica 27 novembre 2011

Da recitare tutti i giorni per crescere nel cuore e arrivare un po' più vicini a Dio

Padre Santo, onnipotente ed eterno, donami la forza di cambiare le mie abitudini ed eliminare i vizi che vivono in me, per non offenderti più con il mio comportamento. Donami la volontà, di vivere i tuoi insegnamenti, affinché si avverino i disegni che Tu hai preparato per me. Donami la capacità, di vincere sulle tentazioni, che mi affliggono continuamente, per essere forte nello spirito, ed acquistare le virtù che sono a te gradite.  
Padre Santo, onnipotente ed eterno, accetta questa mia preghiera che con il cuore, la mente e la lingua, ti loda, ti benedice e ti ringrazia, chiedendoti in cambio solo, fede, speranza e carità. Accetta la donazione della mia sofferenza, che con il corpo, lo spirito e l’anima, s'innalza giornalmente con amore verso te, per la remissione dei peccati miei e del mondo, chiedendoti in cambio solo, pace, amore e conforto. Accetta tutti i miei piccoli sacrifici giornalieri, che con l'amore la preghiera e la sofferenza, ti donano tutto il mio nulla il mio niente chiedendoti in cambio solo umiltà, pazienza, mitezza e purezza.
Padre Santo, onnipotente ed eterno, voglio ringraziarti per ciò che fai per me, senza lamentarmi mai del tuo operato, accetto tutto come dono della provvidenza. Voglio avere pazienza, nelle tentazioni; nelle difficoltà che mi fanno cadere; con il prossimo che mi giudica o mi tenta; con la sofferenza che mi affligge, voglio accettare tutto come dono per la mia conversione e santificazione. Voglio sorridere, con chi mi sta vicino, anche quando vorrei piangere, dare a chi non ha niente per vivere, anche quando ho poco per me stesso, aiutare chi soffre nel corpo e nello spirito anche quando, io stesso, vorrei essere aiutato. Padre Santo, onnipotente ed eterno, donami la forza, la volontà e la capacità di abbandonarmi a te, giorno dopo giorno, per essere imitatore di tuo figlio Gesù. Accogli le mie umili preghiere e la mia sofferenza per la salvezza del mio prossimo sofferente. Aiutami a ringraziarti, a sorridere ed a gioire sempre per tutto ciò che mi dai, e glorificarti qui sulla terra per goderti un giorno nella gloria che tu hai preparato per me cosi sia. Amen

mercoledì 9 novembre 2011

All' orizzonte c'è ancora un futuro di libertà

Premesso che l’Italia è uno strano Paese dove la linea di confine tra una situazione e l’altra spesso si confonde e che quindi gli Italiani siano abituati a barcamenarsi nell’ eterna confusione, sfido chiunque a chiedere alle persone comuni cos’hanno capito dell’ attuale situazione politico-economica-sociale del Paese, il più avveduto vi risponderà così: “ ma facesserò un po’ quello che vogliono, tanto io devo lavorare e camparmi da solo”  altri fingendo di avere la verità in tasca, per lo più quelli convinti che un governo non debba ‘essere’ non appena Repubblica dà sentore di dispiacersene, sproloquiano su un paese ridotto alla fame.
Non so quanto lo scontento sia una percezione spontanea o indotta in Italia, pensando e ripensando mi è tornato in mente un passaggio di uno dei  tanti discorsi di Berlusconi durante la sua prima campagna elettorale nel ’94, riferendosi al suo peggior incubo, ‘i comunisti’, urlò : “ non sono cambiati, non credono in niente, non credono nel mercato, non credono nell’ iniziativa privata, non credono nel profitto, non credono nell’ individuo, vorrebbero trasformare il paese in una piazza urlante che grida, che inveisce e che condanna. Per questo siamo costretti a contrapporci a loro”.
All’epoca io ero solo una bambina e ho dei ricordi molto vaghi e scoloriti di quel Silvio Berlusconi, ora l’immagine che mi si propone davanti ogni giorno è quella di un quasi ottantenne logorato dall’ odio subito, da quell’odio che voleva combattere con tutto quel suo vigore, il suo ottimismo, la sua leggerezza, quell’ odio dal quale invece ora sembra essere stato sconfitto ed indebolito.
Berlusconi, una vita di successi, di vittorie, l’ uomo che ha segnato l’epoca in cui viviamo abbattuto da una sola grande sconfitta, sconfitta che è bastata a mandare in fumo tutti i successi che tanto vantava.
Ditemi voi se a distanza di 17 anni l’Italia non è diventata quella “piazza urlante che grida, che inveisce e che condanna” e che Berlusconi tanto temeva.
A noi cos’è rimasto di tutto quell’ottimismo? Non so chi legge, ma io non me la sento a far parte di un popolo rabbioso che digrigna i denti per difendere i privilegi di chi si nasconde dietro un esercito di strilloni, di chi si lamenta ma non cerca di crearsi le condizioni per cambiamento, non sono tenuti a farlo dopotutto, è compito dello stato.
Questa forma mentis tutta italiana è stato lo scoglio più grande in cui si sono infranti i sogni del popolo del ’94, Berlusconi credeva di essere bravo, bravissimo, imbattibile, onnipotente, ma fin’ora si era mosso in una area se vogliamo privata, di gestione puramente personale, la politica l’ha chiamato a mediare con i poteri forti, con i partiti, con le corporazioni, con i sindacati, con le procure e non si può mediare con chi non ha altro interesse che i privilegi acquisiti.
Non voglio fare l’apologia di Berlusconi, sono considerazioni di una ventottenne liberale che non può far a meno di ripercorre gli anni del suo impegno politico e darsi una spiegazione di quello che è successo, del perchè è successo , e di cosa ci sarà dopo.
Il nostro sogno liberale non può e non deve finire con la fine di colui che l’ha introdotto in Italia, siamo una generazione nata per correre e continueremo a farlo senza mai lasciar cadere il testimone del sogno di libertà del nostro antesignano.
Dobbiamo credere che la politica o è ingessata o non è? Che lo statista o è circondato da un aurea di gravità o non è? O  dobbiamo credere che se si sorride alla vita prima o poi ne si riceve un sorriso in cambio? Dobbiamo credere che sia meglio essere sempre arrabbiati, sempre fiduciati, sempre in attesa che venga papà stato a risolvere le nostre miserie magari procurandoci un posticino pubblico?
Io la mia risposta ce l’ho;  voglio un Italia che guardi al futuro con ottimismo, perchè non è il governo Berlusconi a sfiduciare i mercati, ma tutti quegli avvoltoi e becchini che non fanno che parlare della morte del Paese aspettando che finalmente sopraggiunga per intonare la loro falsa requiem.
Ps. intanto dopo l’annuncio delle dimissioni lo spread sfonda quota 518 punti e piazza affari è in grave calo ( vuol dire che si mantiene ai massimi livelli il differenziale tra i Btp e Bund tedeschi) alla faccia di chi dava i mercati in rialzo con la caduta del governo.

venerdì 4 novembre 2011

Tutti pazzi per l' "antipolitica"

La vetrina della gelateria a Monti, Roma
Da ormai diversi mesi il termine “antipolitica” è entrato nel vocabolario degli italiani, se ne fa un uso, o meglio ,un abuso corrente, si parla di antipolitica in TV, se ne parla nelle scuole, nelle università, per strada, al supermercato, dal parrucchiere, nei bar.
L’antipolitica è un buon elemento di conversazione permette a ciascuno di dire la propria e di attribuire alla logorata e logorante classe politica ogni male dell’ umanità. Piove, parlamentari ladri. Fin qui niente di nuovo.
Si sa l’opinione pubblica va dove li conduce il flauto magico degli opinion leaders, ma ultimamente il fenomeno sta tanto degenerando da destare preoccupazione, l’antipolitica è diventata il leitmotiv dell’ odierna demagogia e per questo usata addirittura dalla “casta” contro se stessa. Ma chi c’è dietro tutto questo? A chi da fastidio la politica tanto da dispiegare tante energie e risorse nel mobilitarle contro un esercito civile che va dalla grande stampa ai talk show, dai comici ai black block, dalle scuole alle piazze, dalle pizzerie napoletane alle gelaterie romane? Chi ha interesse a mantenere l’Italia piegata ai tornaconti delle lobby sindacali, delle corporazioni del pubblico impiego e degli ordini professionali? Siamo sicuri che siano i politici “la casta”? Forse chi fino ad oggi ha veramente governato l’Italia, l’alta finanza, vuole liberarsi di una politica che ha deciso di smettere di rispondere ai suoi dettami, ma questa è solo la mia impressione, lascia il tempo che trova.
Non intendo difendere né i politici, né i loro privilegi, ma non posso nemmeno accettare che si dica che se in Italia qualcosa non funziona e siamo a rischio default la colpa è dei costi della politica.
Potrei anche accettare di ammettere che sia colpa dei costi della politica, le auto blu, i prezzi stracciati ai ristoranti di camera e senato, i vitalizi da capogiro ecc., a patto che si ammetta che a questi tanto odiati sprechi vengano sommati quelli per mantenere strutture sanitarie che non servono ad altro che a creare pubblico impiego e accomodare con un contratto a tempo indeterminato i clientes della casta, e così via per scuole, università, acquedotti, municipalizzate, insomma tutte quelle strutture pubbliche o a partecipazione pubblica dove poi sono impiegati gli stessi che scendono in piazza a manifestare in difesa dei privilegi acquisiti contro quelli altrui.
Ultimamente mi è capitato di imbattermi in monologhi tanto antipatici quanto infondati del comico Enrico Brignano che ottenuto un contratto come conduttore a le Iene ha ritenuto di doversi schierare contro questo sporco governo di ladri, certo perchè si sa che se non ci si schiera, possibilmente contro la politica, possibilmente contro il governo e possibilmente a sinistra nel mondo della televisione e della cultura non sei nessuno. 
L’ho ascoltato parlare dei disordini del 15 dicembre a Roma, l’ho ascoltato teorizzare complotti a danno dei manifestanti e l’ho ascoltato teorizzare un coinvolgimento della polizia nei complotti, e certo, al governo serviva che questa manifestazione andasse in fumo, come siamo scemi a non averlo capito prima.
Poi di nuovo si è adoperato in una lunga ed infiammata invettiva contro i politici, i loro costi ed i loro sprechi, senza comprendere che le sue parole in questo caso simpatiche e forse in parte anche giuste, ma cariche di risentimento, andranno a nutrire l’odio e la disperazione di quei ragazzi che in virtù delle ingiustizie subite dalla casta, dalla politica e soprattutto da questo governo si sentiranno giustificati nel compiere gesti degeneri e violenti.
E’ un atteggiamento che nuoce alla capacità di chi, ancora in fase di maturazione, gli adolescenti, dove ricevere gli strumenti per autodeterminarsi e non essere infarcito di dottrine. Questo modo di fare informazione, nega loro la possibilità di credere che il loro impegno civico possa essere prezioso per il futuro della loro generazione e di quelle a seguire, nega loro la possibilità di credere di poter cambiare il mondo, la possibilità di avere fiducia nella vita, di ambire a ricoprire cariche politiche perchè spendersi per il proprio Paese è un atto d’amore, si nega loro di credere che non ci si impegna in politica solo per un tornaconto personale.
Non si può cercare la causa di tutti i mali solo nella classe politica, creare lo spauracchio dell’ ineluttabilità del fallimento e della crisi globale certo non giova ai ragazzi, nè all’ intero sistema sociale, non giova alla fiducia che la gente riporrà nel futuro e di conseguenza alle pratiche e alle forze che metteranno in campo per realizzare le proprie ambizioni. E’ giusto far credere ai ragazzi che stanno peggio dei loro genitori alla loro età, quando per altro non è vero? E’ giusto fargli credere che per loro non ci sarà futuro e che tutto è perduto? Siamo sicuri che questo atteggiamento di diffusione della sfiducia non generi un meccanismo perverso per il quale la fine e il fallimento, così tanto attesi e profetizzati, debbano necessariamente realizzarsi? 
Sarebbe meglio spendere a favore di un pubblico di giovani e giovanissimi parole di speranza e di incoraggiamento così che siano portati a reagire alla crisi piuttosto che a subirla, non si può fare l’errore di convincere i ragazzi a credere che il governo debba garantirgli un lavoro a vita piuttosto che, invece, a pretendere che gli garantisca la possibilità di un migliore accesso al mercato del lavoro.
L’antipolitica è da considerarsi alla stregua dei motti demagogici ed irrazionali che contraddistinsero glia anni a cavallo tra i ’60 e i ’70 e che produssero il malessere sociale ed economico in cui languiamo oggi.
Così un gelataio 26 enne espone all’ ingresso del proprio locale l’avviso che “per deputati e senatori il gelato costa 30 euro” e che un pizzaiolo di Napoli vende la pizza a 100 euro agli eletti in parlamento.
Entrambe sono nient’altro che trovate pubblicitarie, ma danno il senso di come oggi tutto si nutra e si misuri sul metro del disprezzo per la politica e così, invece di puntare alla qualità e alla bontà dei prodotti in vendita si gioca la carta dell’ antipolitica che poi non è che un modo alternativo per fare la tanto odiata politica.

mercoledì 2 novembre 2011

"Il domani appartiene a noi" ora possiamo prendercelo


Conclusa con soddisfazione la campagna adesioni al Pdl non resta che armarsi di speranze, buona volontà e costruire il futuro del partito.
Il futuro è sempre stato la mia destinazione ed ho sempre considerato il Popolo della Libertà , senza mai perdermi d’animo, pur in mille difficoltà, lo strumento migliore per raggiungerla.
Oggi dopo la consegna del tesseramento nel mio piccolo mi sento più forte, perchè ognuna delle vostre adesioni è stata per me un’importante incoraggiamento ad andare avanti; ora ho la certezza che si può fare, si può rinnovare ed innovare il Pdl.
Non posso che ringraziare tutti per il sostegno nella speranza che i vostri desideri per questa città siano anche i miei e che riesca sempre a tenere il  lavoro, le fatiche e le ambizioni di questa comunità sempre al centro del mio impegno quotidiano per Tarquinia.
Abbiamo tutti contribuito a questa nuova fase del radicamento territoriale del Pdl aprendo la strada ad una importante prospettiva per il partito: la democrazia interna. Io ne sono orgogliosa.
Non abbiamo più scuse, nessuno ci giustificherà se rimaniamo all’angolo a lamentare lo strapotere dei “big”, ora dobbiamo sgomitare. Facciamoci largo, solo noi possiamo sorridere ai sogni di questa e delle future generazioni.

sabato 17 settembre 2011

Lettera aperta al Nuovo Corriere Viterbese: nessuna nuova lista, solo una associazione culturale

(26 agosto 2011)
Gentile redazione,
Mi rammarico di leggere sul vostro foglio , che apprezzo e seguo quotidianamente, notizie che rasentano il gossip, dove non c’è niente di certo e dove tutto è solo supposto, mi domando a questo punto cosa sia realmente una notizia, se si tratti di una mera supposizione o di un fatto accertato.
Mi rammarica maggiormente dedurre che quanto da voi riportato sia frutto delle solite voci messe spesso in circolazione da chi, dentro e fuori il partito, vuol male al Pdl, capisco che molti politici locali hanno approfittato del mese di agosto per prendersi una meritata vacanza, ma il troppo sole spesso può dare alla testa e questi sono i risultati.
Evidentemente qualcuno è talmente legato a delle posizioni acquisite da fuggire come la peste qualsivoglia parvenza di cambiamento, ma il vento dell’ antipolitica soffia forte ed ostinarsi a voler deviare i suoi moti non è un atteggiamento lungimirante, l’impegno profuso ad alzare barricate potrebbe essere meglio convogliato in reali segnali di cambiamento. I tarquiniesi lo apprezzerebbero sicuramente più della politica gossippara che azzoppa il mio partito ormai da troppo tempo.
Se è vero, e lo è, che da qui a breve nascerà un’associazione, che come leggo si chiamerà “Tarquinia Protagonista”, questa non vuol certamente essere un partito politico antagonista al Pdl, anzi, non vuole affatto essere un partito politico, vorrà piuttosto essere una semplice associazione culturale che crei opinione e cerchi di avvicinare tutti quei cittadini che vogliono mettersi in gioco per il paese ma non vogliono sentirsi legati alla politica.
A destare tutto questo allarmismo forse è stato proprio l’ orientamento apolitico e trasversale che l’associazione vuole darsi con l’aggravante che nel corpo sociale non figura la vecchia nomenclatura della politica tarquiniese.
Mi dispiace che si guardi con tanto sospetto ad un progetto nato solo dalla volontà e dall’ ostinazione tutta giovanile di mettersi in gioco per costruire il futuro e non per distruggere ciò che è stato, per proporre e non solamente per contestare, per creare l’opportunità per i giovani di mettersi in gioco al di fuori della sigla di un partito.
Nessuno vuole essere alternativo al Pdl tantomeno io che della militanza e dell’ appartenenza ad un sistema valoriale e concettuale ho fatto uno stile di vita, che credo nelle libertà individuali e nel mercato, nella meritocrazia e nel futuro della mia generazione che non lascerei mai nelle mani di un centro sinistra che soprattutto a Tarquinia è ancora troppo comunista per abbracciare la modernità.

Tarquinia- Alessandrelli (Pdl): PD ridotto a copiare dal vicino di banco

(6 agosto 2011)
“ Mi rattrista avere a che fare con una sinistra che non ha nemmeno l’intelligenza per imparare dagli errori del passato, la storia non ha insegnato nulla agli amici del PD se continuano a perorare queste logiche da prima repubblica da cui abbiamo ereditato il debito pubblico che ci costringe sull’ orlo del default” - Così Diletta Alessandrelli (Pdl) in risposta alla nota diramata in mattinata dal PD di Tarquinia.
“ Usare appalti, lavori pubblici e, come in questo caso, la rimessa in uso di stabilimenti dismessi, per creare posti di lavoro, spesso per gli ‘amici’, a spese dei contribuenti non è di certo una politica che fa bene al Paese.
La gestione del pomodorificio è stata tolta al comune nel 2010 dopo tre anni di nulla e dopo che lo stabile è stato ridotto nelle condizioni in cui è ora, un relitto e nulla più.
Forse il forte sapore politico si percepisce più nella decisione della giunta Marrazzo di lasciare lo stabile alla gestione del Comune di Tarquinia.
Noto che i democratici sono agli sgoccioli dei loro argomenti se sono stati costretti a farsi per l’ennesima volta la stessa domanda sulla mia collaborazione con l’Opinione e a riproporre la stessa citazione di Biagi che mi ricordò il capo redattore del Messaggero in un suo fondo.
Rispondo che non ho la pretesa di considerarmi né una buona politica né una buona giornalista perché non c’è niente e nessuno che non sia perfettibile”   

Tarquinia- Alessandrelli Pdl: su pomodorificio e disoccupazione solo retorica

(3 agosto 2011)
Dopo l’intervento del segretario generale Cgil Viterbo Perinelli sul pomodorificio di Tarquinia, torna sull’ argomento anche Diletta Alessandrelli esponente del Pdl tarquiniese e dirigente provinciale della Giovane Italia, movimento giovanile vicino al Pdl.
“Non si può chiedere di riaprire uno stabilimento immaginandolo come un cerotto da usare per coprire la ferita dell’ occupazione locale senza valutare  costi e benefici di una simile operazione. La struttura è così fatiscente che una sua rimessa in uso costerebbe cifre enormi, nessun privato accetterebbe di farsene carico senza il contributo pubblico, e nessun privato accetterebbe, con questa crisi, i ricatti che la politica fa ogni volta sulle assunzioni, sarebbe una mannaia  per qualsiasi investimento.
Per far funzionare il pomodorificio ci vuole il consenso degli agricoltori locali, altrimenti la sua riapertura sarebbe un fallimento senza precedenti che andrebbe a pesare sia sulla spesa pubblica che sull’occupazione”. - La giovane esponente del Pdl locale continua spiegando le ragioni dell’infondatezza delle rivendicazioni del sindaco di Tarquinia sul conservificio - “ Mazzola ha avuto la possibilità di gestire lo stabilimento per ben tre anni durante i quali la struttura è finita nel più completo degrado, questo nonostante i fondi regionali erogati al comune per garantirne la manutenzione.
Siamo sempre alle prese con la stessa triste politica demagogica, ogni anno quando i pomodori arrivano a maturazione, il sindaco estrae dalla manica la carta del pomodorificio, extrema ratio delle sue fallimentari stagioni amministrative.
Ormai le mille belle parole su conservificio e disoccupazione camminano insieme da anni per paura che i cittadini ricordino al sindaco le promesse non mantenute, da qui i continui attacchi all’assessore Birindelli di Mazzola e Parroncini a cui ora fa spalla il segretario generale Cgil Miranda Perinelli, ma tutti omettono consapevolmente di raccontare che l’ex assessore regionale alle Politiche agricole targata PD, Daniela Valentini, chiuse lo stabilimento e  non retribuì mai l’indennizzo promesso per il mancato lavoro degli operai stagionali dello stabilimento, tutto il resto è chiacchiericcio inutile”.

Tarquinia, Alessandrelli Pdl: Brutta figura di Mazzola su pomodorificio

(23 luglio 2011)
Sulla querelle Mazzola/Birindelli in merito all’ affidamento del pomodorificio alla custodia del comune di Tarquinia interviene anche Diletta Alessandrelli esponente del Pdl Tarquiniese e dirigente provinciale della Giovane Italia.
“Sul pomodorificio il sindaco colleziona brutte figure- dice- si accorge del degrado dello stabilimento solo ora che dei cittadini romeni sono stati sorpresi a rubare del rame, ma in tre anni di concessione, dal 2008 allo scorso agosto, dal pomodorificio è stato portato via tutto quello che era possibile portare via, persino dalle centraline elettriche.
Non è rimasto più niente da rubare se non un po’ di rame, i pochi macchinari rimasti sono esposti alle intemperie e ormai inservibili, sui tetti dei capannoni ci sono centinaia di metri quadri di eternit da bonificare, erba alta , topi, e falle nella recinzione, questo Mazzola ai giornali non l’ha mai detto. 
Il comune, dopo l’uscita di scena di Franzese, avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione e della pulizia dell’ impianto per non lasciarlo cadere in rovina e nel frattempo cercare degli industriali per farlo funzionare, la regione ha speso delle somme altissime per finanziare queste operazioni, somme che il comune ha impiegato per occupare due persone in una cooperativa per svolgere lavori di manutenzione e pulizia.
Le condizioni del pomodorificio sono sotto gli occhi di tutti, non è né pulito, né manutenuto  e anche questo Mazzola ai giornali non l’ha detto.
Il sindaco invece di sgolarsi ed inveire contro il buon lavoro dell’assessore Birindelli farebbe bene a fare i conti con le proprie responsabilità e ringraziare che la Regione Lazio non chieda un risarcimento per lo sperpero che il comune ha fatto dei fondi regionali, anzi credo che la Regione Lazio debba veramente intraprendere un azione di questo genere, perchè il denaro pubblico viene dalle tasche dei cittadini che già faticano ad arrivare a fine mese e che una volta tanto vorrebbero essere tutelati e difesi.
Tutto questo chiasso che il sindaco solleva sul conservificio sembra un goffo tentativo di confondere le acque per non perdere i voti degli ex operai dello stabilimento a cui il sindaco ha promesso tanto e tanto disattenderà”.

Riflessioni sulla rispettabilità di una amministrazione comunale


(8 luglio 2011)
Dopo aver letto su una nota testata locale che il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola ha dichiarato di voler “mettere a tacere tutti  quelli che tra stampa e internet fanno un uso denigratorio dell’ informazione per Tarquinia” sono stati in molti a domandarsi se dalle parti di Piazza Matteotti si facesse uso di droghe pesanti o semplicemente si soffrisse di rigurgiti stalinisti.
I più, compresa chi scrive, hanno dato poco peso a quelle dichiarazioni, vuoi perché in estate, in clima vacanziero siamo tutti più indulgenti, vuoi perchè la storia ci insegna che quando c’è malcontento più lo si costringe a strisciare e più fa male, vuoi perchè si sa, in comune con la finanza che sbircia tra un documento e l’altro non deve essere molto facile mantenere i nervi saldi e vuoi perchè quella dichiarazione ha avuto l’effetto contrario a quello desiderato di essere una forte legittimazione per tutti quelli che tra stampa e internet mettono i bastoni tra le ruote all’ amministrazione per il bene di Tarquinia.
Ma c’è una novità che dà alla questione una portata diversa, il passaggio da parole deliranti a fatti gravi manifestati con orgoglio e alterigia da chi li ha compiuti.
La seguitissima testata on-line L’Extra “non è più tra i contatti stampa del comune di Tarquinia per disposizione del Sindaco” così ha risposto l’ufficio stampa del primo cittadino alla redazione del webmagazine che si informava del perché non arrivassero più comunicati stampa dal comune.
Il direttore dell’ Extra Stefano Tienforti ne dà comunicazione con un articolo, non fa commenti, lascia ai lettori valutazioni sulla decisione del sindaco e precisa che l’articolo ha semplice valore di comunicazione “non siamo noi a non volervi rendere partecipi di quanto giunge da Piazza Matteotti”  ma la polemica si legge comunque forte tra le righe quando aggiunge “per dovere di cronaca  verso chi legge d’ora in poi faremo qualche sforzo in più seguendo in proprio eventi e manifestazioni comunali non garantiamo, per cui, che i nostri resoconti saranno conditi con i consueti «grandi siuccessi» o « migliaia di presenze» su cui, sinora, ci limitavamo a farci sorgere qualche dubbio « privato», evitando di metter penna.
Sembra che il malumore del Primo cittadino nei confronti della testata nasca dall’ impegno di alcune delle sue firme di spicco nella battaglia contro l’inquinamento da mercurio, sulla quale Tarquinia Democratica aveva presentato una proposta di deliberazione consiliare fatta seguire da una richiesta al prefetto di Viterbo per ripristinare il regolare iter di discussione che il sindaco avrebbe disatteso.
Quello che emerge da questi fatti è che l’ amministrazione si sente arrivare il fiato sul collo da più direzioni da un’opposizione multi fronte e, ormai fiaccata da pesanti bordate che lasciano sguarniti tutti i fianchi, deve cercare di limitare i danni mettendo a tacere ora l’una ora l’altra voce fuori dal coro.
Atteggiamento tanto puerile quanto arrogante di chi, da un lato vedendo che il gioco non sta andando come vorrebbe blocca tutto e dice: “il giocattolo è mio e me lo riprendo”, dall’altro amministrando un paese e dovendosi occupare di cose ben più serie che giocare a fare gli offesi con testate on-line e giornalisti discordi, non sa dare risposte diverse dalla censura e dalla messa all’ indice.