giovedì 1 dicembre 2011

Se i new media mandano la politica KO

Non credo di essere l’unica ad aver notato che da qualche anno a questa parte molte cose sono cambiate nella nostra vita quotidiana, nel modo di comunicare, di decidere, di scegliere, di pensare, di amare, di credere. 
La nostra sfera privata è continuamente influenzata da un’agente esterno, tanto invasivo da divenire parte di noi e non accorgerci più dell’ anomalia che esso rappresenta. Sto parlando del web.
Tramite il web vengono veicolate idee, preferenze, modi di vivere, credo religiosi e politici, insomma tutto sembra esistere attraverso di Lui e prendere forma concreta nei new media. 
I new media ed i social network hanno così introdotto una nuova forma di partecipazione, una partecipazione immediatamente diretta e se vogliamo esasperata alla vita pubblica, in poche ore tramite il web è possibile radunare un gran numero di coscienze intorno ad una battaglia, il singolo si sente quotidianamente parte del grande tutto e per questo più forte e più in grado di incidere e di influenzare le decisioni pubbliche, si sente forte, invincibile convinto di aver ragione senza comprendere il sottile gioco di manipolazione che c’è dietro al grande burattinaio invisibile.
La maggior parte delle crociate politiche odierne, a cominciare dal movimento degli indignados e a finire con la primavera araba, nascono da una mobilitazione nel web e sono composti soprattutto da giovani e giovanissimi,  non hanno nessun leader ma sono pieni di slogan, frasi da profilo, da twitter, brevi, lapidarie e il più delle volte generiche. 
Come incide tutto questo sulla politica? La politica è intimidita da questo fenomeno, è incapace di prendere decisioni, è incapace di perorare uno scopo con coerenza e determinazione perchè impegnata in un continuo controllo su ciò che le proprie decisioni scatenano nell’ umore pubblico, in un continuo mediare con il ritorno diretto che  i new media danno sulle scelte di governo.
La politica è ostaggio del web che sta uccidendo le leadership,  nessuno riesce ad emergere in un contesto di omologazione che non lascia spazio all’approfondimento individuale aprendo alla generalizzazione dei e all’ astrattezza dei concetti.
Non ci sono leader tra gli indignados, non ci sono leader tra i manifestanti di occupy wall street, non ce ne sono nei movimenti arabi.
Tramite i social network tutti sono leader tutti capeggiano una piccola fronda di scontenti, tutti possono sobillarla postando tanta retorica on line.
La politica ha il compito ed il dovere di prendere decisioni, quando non lo fa diventa inutile e perniciosa, oggi subendo l’effetto di rinculo che le scelte pubbliche hanno sulla gente la politica è ferma, ingessata. L’effetto rinculo può essere di per se positivo, indice di un progresso nella partecipazione, ma allo stesso tempo esso è impossibilitante per i decisori perchè mette paura ed il trade-off tra decisione e consenso vede spesso uscire vittorioso questo secondo aspetto.
Se la politica non decide  perde credibilità, viene percepita come inutile e costosa, i politici vengono considerati parassiti da debellare e questo è un pericolo che bisogna a tutti i costi imparare ad arginare.
Non si nasce democratici, si impara ad esserlo col tempo, praticando la democrazia, comparando la nostra democrazia con la democrazia altrui,  la politica e l’opinione pubblica devono cercare un confronto ed un utilizzo sano dei new media, che aiuti il progresso della partecipazione popolare senza ingessare il lavoro della politica alle prese di posizione di pochi strilloni mediatici che riescono tramite il contagio del web a coinvolgere gran parte della popolazione in un circolo vizioso che deforma la democrazia.  

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