Lunedì mattina, sfidando la pigrizia, l'influenza intestinale, il treno perso, il birg timbrato e sbadatamente buttato nel cestino sono andata a Civitavecchia, ho preso un intercity diretto a Napoli, sono scesa ad Ostiense, dopo molta umidità e tanta attesa del bus sono arrivata in Campidoglio e ho trascorso una delle mattinate più emozionanti della mia vita.
É poco dire che la vita di Chiara Corbella Petrillo è d'esempio per molti, la sua vita è un vero e proprio patrimonio dell' umanità, è testimonianza di quella fede che salva non solo se stessi ma soprattutto chi ci sta intorno.
Il racconto di suo marito Enrico Petrillo durante la V edizione del premio Madre Teresa di Calcutta che premiava Chiara tra le mamme d'Europa è stato semplice, disarmate, commovente e descriveva la storia di una "principessa", così l'ha definita Enrico, che ha deciso di dire il suo si alla croce di Cristo, l'ha portata con dolore, ma anche con gioia, la gioia della consolazione che viene solo dalla fede.
Una madre eroica, un uomo forte, e la Grazia di Dio che ha permesso a questa coppia di compiere il martirio della vita in una società che sembra fondarsi sul culto della morte.
"Dio non ha dato la Grazia a Chiara perchè Chiara era speciale, Dio da la grazia a chi la chiede, i funerali dei miei figli e di Chiara, sono stati bellissimi, la nostra storia può sembrare tanto dolorosa agli occhi di chi non crede, ma è un inno alla vita".
Sono queste le parole con cui Enrico ha commentato l'eroicità di sua moglie, sono le parole di un gigante d'umanità.
La quinta edizione del premio Madre Teresa di Calcutta si è tenuta, non a caso, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell' Uomo e se non in quella occasione quando dirlo che il non ancora nato è uno di noi, che noi siamo stati come lui e la prova del suo essere umano è la nostra esistenza?
É stato importante che proprio in quel giorno, in una sede istituzionale, i cattolici romani si siano riuniti per rivendicare la dignità della vita che va difesa fin dal suo concepimento e dire che ridurla alla definizione di un insieme di cellule non fa bene all' uomo.
Bisogna avere il coraggio di dire che l'embrione è il fondamento dell' esistenza dell' essere perchè il passaggio dal non essere all' essere è il concepimento, riconoscendo che siamo tutti dei concepiti.
Spesso semplificando i ragionamenti e adeguandoci agli schemi da benpensanti non comprendiamo che il concepimento esula dalla volontà, che la vita non viene da un progetto, da una decisione umana, ma se cominciassimo piuttosto a "pensare bene" vedremmo che ci siamo solo perchè siamo stati concepiti e non basta l'atto sessuale per questo, ci vuole il miracolo della vita.
Premiando la maternità in Chiara, in Mamma Irene e in Sabrina Pietrangeli Palussi il Movimento per la vita, col premio Madre Teresa, ha premiato la via dell' accesso allo conoscenza della vita, l'amore, perchè solo chi ama conosce veramente.
Come ha detto don Roberto Colombo: "la madre conosce suo figlio, l'embrione, il concepito, perchè essa amandolo lo riconosce, lo conosce dentro il rapporto d'amore che li lega".
Evviva la vita.