Dal momento che ho letto agenzie partigiane e invettive accanite contro la Chiesa ed il Papa reo di aver pronunciato uno scandaloso NO ai matrimoni gay, pubblico la versione integrale del messaggio di Benedetto XVI per la XLVI giornata mondiale della pace. Si prega di leggere prima di accendere i roghi!
Di seguito, il testo
integrale del messaggio.
"1. Ogni anno nuovo porta
con sé l’attesa di un mondo migliore. In tale prospettiva, prego Dio, Padre
dell’umanità, di concederci la concordia e la pace, perché possano compiersi
per tutti le aspirazioni di una vita felice e prospera.
A 50 anni dall’inizio del
Concilio Vaticano II, che ha consentito di rafforzare la missione della Chiesa
nel mondo, rincuora constatare che i cristiani, quale Popolo di Dio in
comunione con Lui e in cammino tra gli uomini, si impegnano nella storia
condividendo gioie e speranze, tristezze ed angosce, annunciando la salvezza di
Cristo e promuovendo la pace per tutti.
In effetti, i nostri tempi,
contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi,
nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano
un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di
tutti gli uomini e di tutto l’uomo.
Allarmano i focolai di tensione e
di contrapposizione causati da crescenti diseguaglianze fra ricchi e poveri,
dal prevalere di una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un
capitalismo finanziario sregolato. Oltre a svariate forme di terrorismo e di
criminalità internazionale, sono pericolosi per la pace quei fondamentalismi e
quei fanatismi che stravolgono la vera natura della religione, chiamata a
favorire la comunione e la riconciliazione tra gli uomini.
E tuttavia, le molteplici opere
di pace, di cui è ricco il mondo, testimoniano l’innata vocazione dell’umanità
alla pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione essenziale e
coincide, in certa maniera, con il desiderio di una vita umana piena, felice e
ben realizzata. In altri termini, il desiderio di pace corrisponde ad un
principio morale fondamentale, ossia, al dovere-diritto di uno sviluppo
integrale, sociale, comunitario, e ciò fa parte del disegno di Dio sull’uomo.
L’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio.
Tutto ciò mi ha suggerito di
ispirarmi per questo Messaggio alle parole di Gesù Cristo: "Beati gli
operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9).
La beatitudine evangelica
2. Le beatitudini, proclamate da
Gesù, sono promesse. Nella tradizione biblica, infatti, quello della
beatitudine è un genere letterario che porta sempre con sé una buona notizia,
ossia un vangelo, che culmina in una promessa. Quindi, le beatitudini non sono
solo raccomandazioni morali, la cui osservanza prevede a tempo debito – tempo
situato di solito nell’altra vita – una ricompensa, ossia una situazione di
futura felicità. La beatitudine consiste, piuttosto, nell’adempimento di una
promessa rivolta a tutti coloro che si lasciano guidare dalle esigenze della
verità, della giustizia e dell’amore. Coloro che si affidano a Dio e alle sue
promesse appaiono spesso agli occhi del mondo ingenui o lontani dalla realtà.
Ebbene, Gesù dichiara ad essi che non solo nell’altra vita, ma già in questa
scopriranno di essere figli di Dio, e che da sempre e per sempre Dio è del
tutto solidale con loro. Comprenderanno che non sono soli, perché Egli è dalla
parte di coloro che s’impegnano per la verità, la giustizia e l’amore. Gesù,
rivelazione dell’amore del Padre, non esita ad offrirsi nel sacrificio di se
stesso. Quando si accoglie Gesù Cristo, Uomo-Dio, si vive l’esperienza gioiosa
di un dono immenso: la condivisione della vita stessa di Dio, cioè la vita
della grazia, pegno di un’esistenza pienamente beata. Gesù Cristo, in
particolare, ci dona la pace vera che nasce dall’incontro fiducioso dell’uomo
con Dio.
La beatitudine di Gesù dice che
la pace è dono messianico e opera umana ad un tempo. In effetti, la pace
presuppone un umanesimo aperto alla trascendenza. È frutto del dono reciproco,
di un mutuo arricchimento, grazie al dono che scaturisce da Dio e permette di
vivere con gli altri e per gli altri. L’etica della pace è etica della
comunione e della condivisione. È indispensabile, allora, che le varie culture
odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti teorico-pratici
meramente soggettivistici e pragmatici, in forza dei quali i rapporti della
convivenza vengono ispirati a criteri di potere o di profitto, i mezzi
diventano fini e viceversa, la cultura e l’educazione sono centrate soltanto
sugli strumenti, sulla tecnica e sull’efficienza. Precondizione della pace è lo
smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale
totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge
morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo. La pace è costruzione
della convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un fondamento la
cui misura non è creata dall’uomo, bensì da Dio. "Il Signore darà potenza
al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace", ricorda il Salmo 29.
La pace: dono di Dio e opera
dell’uomo
3. La pace concerne l’integrità
della persona umana ed implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. È pace con
Dio, nel vivere secondo la sua volontà. È pace interiore con se stessi, e pace
esteriore con il prossimo e con tutto il creato. Comporta principalmente, come
scrisse il beato Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris, di cui tra
pochi mesi ricorrerà il cinquantesimo anniversario, la costruzione di una
convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia.
La negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue
dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero e il
bene e, in ultima analisi, Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della
pace. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la
libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo
esercizio.
Per diventare autentici operatori
di pace sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendente e il
colloquio costante con Dio, Padre misericordioso, mediante il quale si implora
la redenzione conquistataci dal suo Figlio Unigenito. Così l’uomo può vincere
quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte
le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio,
intolleranza, odio e strutture ingiuste.
La realizzazione della pace
dipende soprattutto dal riconoscimento di essere, in Dio, un’unica famiglia
umana. Essa si struttura, come ha insegnato l’Enciclica Pacem in terris,
mediante relazioni interpersonali ed istituzioni sorrette ed animate da un
"noi" comunitario, implicante un ordine morale, interno ed esterno,
ove si riconoscono sinceramente, secondo verità e giustizia, i reciproci
diritti e i vicendevoli doveri. La pace è ordine vivificato ed integrato
dall’amore, così da sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui, fare
partecipi gli altri dei propri beni e rendere sempre più diffusa nel mondo la
comunione dei valori spirituali. È ordine realizzato nella libertà, nel modo
cioè che si addice alla dignità di persone, che per la loro stessa natura
razionale, assumono la responsabilità del proprio operare.
La pace non è un sogno, non è
un’utopia: è possibile. I nostri occhi devono vedere più in
profondità, sotto la superficie delle apparenze e dei fenomeni, per scorgere
una realtà positiva che esiste nei cuori, perché ogni uomo è creato ad immagine
di Dio e chiamato a crescere, contribuendo all’edificazione di un mondo nuovo.
Infatti, Dio stesso, mediante l’incarnazione del Figlio e la redenzione da Lui
operata, è entrato nella storia facendo sorgere una nuova creazione e una nuova
alleanza tra Dio e l’uomo, dandoci la possibilità di avere "un cuore nuovo"
e "uno spirito nuovo".
Proprio per questo, la Chiesa è
convinta che vi sia l’urgenza di un nuovo annuncio di Gesù Cristo, primo e
principale fattore dello sviluppo integrale dei popoli e anche della pace.
Gesù, infatti, è la nostra pace, la nostra giustizia, la nostra
riconciliazione. L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui
che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e
domani.
Da questo insegnamento si può
evincere che ogni persona e ogni comunità – religiosa, civile, educativa e
culturale –, è chiamata ad operare la pace. La pace è principalmente
realizzazione del bene comune delle varie società, primarie ed intermedie,
nazionali, internazionali e in quella mondiale. Proprio per questo si può
ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie da
percorrere per ottenere la pace.
Operatori di pace sono coloro
che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità
4. Via di realizzazione del bene
comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata
nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo
svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono,
allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue
dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. La vita in pienezza è il
vertice della pace. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e
delitti contro la vita.
Coloro che non apprezzano a
sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per
esempio la liberalizzazione dell’aborto, forse non si rendono conto che in tal
modo propongono l’inseguimento di una pace illusoria. La fuga dalle
responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un
essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace. Come si
può, infatti, pensare di realizzare la pace, lo sviluppo integrale dei popoli o
la stessa salvaguardia dell’ambiente, senza che sia tutelato il diritto alla
vita dei più deboli, a cominciare dai nascituri? Ogni lesione alla vita, specie
nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo,
alla pace, all’ambiente. Nemmeno è giusto codificare in maniera subdola falsi
diritti o arbitrii, che, basati su una visione riduttiva e relativistica
dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a
favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia, minacciano il diritto
fondamentale alla vita.
Anche la struttura naturale del
matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna,
rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme
radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono
alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo
insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità
di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi
sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e
quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non
ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone,
prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più
necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò
costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave
inflitta alla giustizia e alla pace.
Perciò, è anche un’importante
cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della
giustizia riconoscano il diritto all’uso del principio dell’obiezione di
coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la
dignità umana, come l’aborto e l’eutanasia.
Tra i diritti umani basilari,
anche per la vita pacifica dei popoli, vi è quello dei singoli e delle comunità
alla libertà religiosa. In questo momento storico, diventa sempre più
importante che tale diritto sia promosso non solo dal punto di vista negativo,
come libertà da – ad esempio, da obblighi e costrizioni circa la libertà di
scegliere la propria religione –, ma anche dal punto di vista positivo, nelle
sue varie articolazioni, come libertà di: ad esempio, di testimoniare la
propria religione, di annunciare e comunicare il suo insegnamento; di compiere
attività educative, di beneficenza e di assistenza che permettono di applicare
i precetti religiosi; di esistere e agire come organismi sociali, strutturati
secondo i principi dottrinali e i fini istituzionali che sono loro propri.
Purtroppo, anche in Paesi di antica tradizione cristiana si stanno
moltiplicando gli episodi di intolleranza religiosa, specie nei confronti del
cristianesimo e di coloro che semplicemente indossano i segni identitari della
propria religione.
L’operatore di pace deve anche
tener presente che, presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le
ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento
che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della
funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile,
nonché dei diritti e dei doveri sociali. Ora, va considerato che questi diritti
e doveri sono fondamentali per la piena realizzazione di altri, a cominciare da
quelli civili e politici.
Tra i diritti e i doveri sociali
oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro. Ciò è
dovuto al fatto che sempre più il lavoro e il giusto riconoscimento dello
statuto giuridico dei lavoratori non vengono adeguatamente valorizzati, perché
lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libertà dei mercati.
Il lavoro viene considerato così una variabile dipendente dei meccanismi
economici e finanziari. A tale proposito, ribadisco che la dignità dell’uomo,
nonché le ragioni economiche, sociali e politiche, esigono che si continui "a
perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo
mantenimento, per tutti". In vista della realizzazione di questo ambizioso
obiettivo è precondizione una rinnovata considerazione del lavoro, basata su
principi etici e valori spirituali, che ne irrobustisca la concezione come bene
fondamentale per la persona, la famiglia, la società. A un tale bene
corrispondono un dovere e un diritto che esigono coraggiose e nuove politiche
del lavoro per tutti.
Costruire il bene della pace
mediante un nuovo modello di sviluppo e di economia
5. Da più parti viene
riconosciuto che oggi è necessario un nuovo modello di sviluppo, come anche un
nuovo sguardo sull’economia. Sia uno sviluppo integrale, solidale e
sostenibile, sia il bene comune esigono una corretta scala di beni-valori, che
è possibile strutturare avendo Dio come riferimento ultimo. Non è sufficiente
avere a disposizione molti mezzi e molte opportunità di scelta, pur
apprezzabili. Tanto i molteplici beni funzionali allo sviluppo, quanto le opportunità
di scelta devono essere usati secondo la prospettiva di una vita buona, di una
condotta retta che riconosca il primato della dimensione spirituale e l’appello
alla realizzazione del bene comune. In caso contrario, essi perdono la loro
giusta valenza, finendo per assurgere a nuovi idoli.
Per uscire dall’attuale crisi
finanziaria ed economica – che ha per effetto una crescita delle disuguaglianze
– sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo
la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di
discernimento e di un nuovo modello economico. Quello prevalso negli ultimi
decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo,
in un’ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo
per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività. In
un’altra prospettiva, invece, il vero e duraturo successo lo si ottiene con il
dono di sé, delle proprie capacità intellettuali, della propria intraprendenza,
poiché lo sviluppo economico vivibile, cioè autenticamente umano, ha bisogno
del principio di gratuità come espressione di fraternità e della logica del
dono. Concretamente, nell’attività economica l’operatore di pace si configura
come colui che instaura con i collaboratori e i colleghi, con i committenti e
gli utenti, rapporti di lealtà e di reciprocità. Egli esercita l’attività
economica per il bene comune, vive il suo impegno come qualcosa che va al di là
del proprio interesse, a beneficio delle generazioni presenti e future. Si
trova così a lavorare non solo per sé, ma anche per dare agli altri un futuro e
un lavoro dignitoso.
Nell’ambito economico, sono
richieste, specialmente da parte degli Stati, politiche di sviluppo industriale
ed agricolo che abbiano cura del progresso sociale e dell’universalizzazione di
uno Stato di diritto e democratico. È poi fondamentale ed imprescindibile la
strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali; essi vanno
stabilizzati e maggiormente coordinati e controllati, in modo da non arrecare
danno ai più poveri. La sollecitudine dei molteplici operatori di pace deve
inoltre volgersi – con maggior risolutezza rispetto a quanto si è fatto sino ad
oggi – a considerare la crisi alimentare, ben più grave di quella finanziaria.
Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari è tornato ad essere
centrale nell’agenda politica internazionale, a causa di crisi connesse, tra
l’altro, alle oscillazioni repentine dei prezzi delle materie prime agricole, a
comportamenti irresponsabili da parte di taluni operatori economici e a un
insufficiente controllo da parte dei Governi e della Comunità internazionale.
Per fronteggiare tale crisi, gli operatori di pace sono chiamati a operare
insieme in spirito di solidarietà, dal livello locale a quello internazionale,
con l’obiettivo di mettere gli agricoltori, in particolare nelle piccole realtà
rurali, in condizione di poter svolgere la loro attività in modo dignitoso e
sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.
Educazione per una cultura di
pace: il ruolo della famiglia e delle istituzioni
6. Desidero ribadire con forza
che i molteplici operatori di pace sono chiamati a coltivare la passione per il
bene comune della famiglia e per la giustizia sociale, nonché l’impegno di una
valida educazione sociale.
Nessuno può ignorare o
sottovalutare il ruolo decisivo della famiglia, cellula base della società dal
punto di vista demografico, etico, pedagogico, economico e politico. Essa ha
una naturale vocazione a promuovere la vita: accompagna le persone nella loro
crescita e le sollecita al mutuo potenziamento mediante la cura vicendevole. In
specie, la famiglia cristiana reca in sé il germinale progetto dell’educazione
delle persone secondo la misura dell’amore divino. La famiglia è uno dei
soggetti sociali indispensabili nella realizzazione di una cultura della
pace. Bisogna tutelare il diritto dei genitori e il loro ruolo primario
nell’educazione dei figli, in primo luogo nell’ambito morale e religioso. Nella
famiglia nascono e crescono gli operatori di pace, i futuri promotori di una
cultura della vita e dell’amore.
In questo immenso compito di
educazione alla pace sono coinvolte in particolare le comunità religiose. La
Chiesa si sente partecipe di una così grande responsabilità attraverso la nuova
evangelizzazione, che ha come suoi cardini la conversione alla verità e
all’amore di Cristo e, di conseguenza, la rinascita spirituale e morale delle
persone e delle società. L’incontro con Gesù Cristo plasma gli operatori di
pace impegnandoli alla comunione e al superamento dell’ingiustizia.
Una missione speciale nei
confronti della pace è ricoperta dalle istituzioni culturali, scolastiche ed
universitarie. Da queste è richiesto un notevole contributo non solo alla
formazione di nuove generazioni di leader, ma anche al rinnovamento delle
istituzioni pubbliche, nazionali e internazionali. Esse possono anche
contribuire ad una riflessione scientifica che radichi le attività economiche e
finanziarie in un solido fondamento antropologico ed etico. Il mondo attuale,
in particolare quello politico, necessita del supporto di un nuovo pensiero, di
una nuova sintesi culturale, per superare tecnicismi ed armonizzare le
molteplici tendenze politiche in vista del bene comune. Esso, considerato come
insieme di relazioni interpersonali ed istituzionali positive, a servizio della
crescita integrale degli individui e dei gruppi, è alla base di ogni vera
educazione alla pace.
Una pedagogia dell’operatore
di pace
7. Emerge, in conclusione, la
necessità di proporre e promuovere una pedagogia della pace. Essa richiede una
ricca vita interiore, chiari e validi riferimenti morali, atteggiamenti e stili
di vita appropriati. Difatti, le opere di pace concorrono a realizzare il bene
comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa. Pensieri, parole e
gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di
rispetto, di onestà e di cordialità. Bisogna, allora, insegnare agli uomini ad
amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice
tolleranza. Incoraggiamento fondamentale è quello di "dire no alla
vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle,
e infine di perdonare", in modo che gli sbagli e le offese possano essere
riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione. Ciò
richiede il diffondersi di una pedagogia del perdono. Il male, infatti, si
vince col bene, e la giustizia va ricercata imitando Dio Padre che ama tutti i
suoi figli. È un lavoro lento, perché suppone un’evoluzione spirituale,
un’educazione ai valori più alti, una visione nuova della storia umana. Occorre
rinunciare alla falsa pace che promettono gli idoli di questo mondo e ai
pericoli che la accompagnano, a quella falsa pace che rende le coscienze sempre
più insensibili, che porta verso il ripiegamento su se stessi, verso
un’esistenza atrofizzata vissuta nell’indifferenza. Al contrario, la pedagogia
della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza.
Gesù incarna l’insieme di questi
atteggiamenti nella sua esistenza, fino al dono totale di sé, fino a
"perdere la vita". Egli promette ai suoi discepoli che, prima o poi,
faranno la straordinaria scoperta di cui abbiamo parlato inizialmente, e cioè
che nel mondo c’è Dio, il Dio di Gesù, pienamente solidale con gli uomini. In
questo contesto, vorrei ricordare la preghiera con cui si chiede a Dio di
renderci strumenti della sua pace, per portare il suo amore ove è odio, il suo
perdono ove è offesa, la vera fede ove è dubbio. Da parte nostra, insieme al
beato Giovanni XXIII, chiediamo a Dio che illumini i responsabili dei popoli,
affinché accanto alla sollecitudine per il giusto benessere dei loro cittadini
garantiscano e difendano il prezioso dono della pace; accenda le volontà di
tutti a superare le barriere che dividono, a rafforzare i vincoli della mutua
carità, a comprendere gli altri e a perdonare coloro che hanno recato ingiurie,
così che in virtù della sua azione, tutti i popoli della terra si affratellino
e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace.
Con questa invocazione, auspico
che tutti possano essere veri operatori e costruttori di pace, in modo che la
città dell’uomo cresca in fraterna concordia, nella prosperità e nella
pace".