Premesso che l’Italia è uno strano Paese dove la linea di confine tra una situazione e l’altra spesso si confonde e che quindi gli Italiani siano abituati a barcamenarsi nell’ eterna confusione, sfido chiunque a chiedere alle persone comuni cos’hanno capito dell’ attuale situazione politico-economica-sociale del Paese, il più avveduto vi risponderà così: “ ma facesserò un po’ quello che vogliono, tanto io devo lavorare e camparmi da solo” altri fingendo di avere la verità in tasca, per lo più quelli convinti che un governo non debba ‘essere’ non appena Repubblica dà sentore di dispiacersene, sproloquiano su un paese ridotto alla fame.
Non so quanto lo scontento sia una percezione spontanea o indotta in Italia, pensando e ripensando mi è tornato in mente un passaggio di uno dei tanti discorsi di Berlusconi durante la sua prima campagna elettorale nel ’94, riferendosi al suo peggior incubo, ‘i comunisti’, urlò : “ non sono cambiati, non credono in niente, non credono nel mercato, non credono nell’ iniziativa privata, non credono nel profitto, non credono nell’ individuo, vorrebbero trasformare il paese in una piazza urlante che grida, che inveisce e che condanna. Per questo siamo costretti a contrapporci a loro”.
All’epoca io ero solo una bambina e ho dei ricordi molto vaghi e scoloriti di quel Silvio Berlusconi, ora l’immagine che mi si propone davanti ogni giorno è quella di un quasi ottantenne logorato dall’ odio subito, da quell’odio che voleva combattere con tutto quel suo vigore, il suo ottimismo, la sua leggerezza, quell’ odio dal quale invece ora sembra essere stato sconfitto ed indebolito.
Berlusconi, una vita di successi, di vittorie, l’ uomo che ha segnato l’epoca in cui viviamo abbattuto da una sola grande sconfitta, sconfitta che è bastata a mandare in fumo tutti i successi che tanto vantava.
Ditemi voi se a distanza di 17 anni l’Italia non è diventata quella “piazza urlante che grida, che inveisce e che condanna” e che Berlusconi tanto temeva.
A noi cos’è rimasto di tutto quell’ottimismo? Non so chi legge, ma io non me la sento a far parte di un popolo rabbioso che digrigna i denti per difendere i privilegi di chi si nasconde dietro un esercito di strilloni, di chi si lamenta ma non cerca di crearsi le condizioni per cambiamento, non sono tenuti a farlo dopotutto, è compito dello stato.
Questa forma mentis tutta italiana è stato lo scoglio più grande in cui si sono infranti i sogni del popolo del ’94, Berlusconi credeva di essere bravo, bravissimo, imbattibile, onnipotente, ma fin’ora si era mosso in una area se vogliamo privata, di gestione puramente personale, la politica l’ha chiamato a mediare con i poteri forti, con i partiti, con le corporazioni, con i sindacati, con le procure e non si può mediare con chi non ha altro interesse che i privilegi acquisiti.
Non voglio fare l’apologia di Berlusconi, sono considerazioni di una ventottenne liberale che non può far a meno di ripercorre gli anni del suo impegno politico e darsi una spiegazione di quello che è successo, del perchè è successo , e di cosa ci sarà dopo.
Il nostro sogno liberale non può e non deve finire con la fine di colui che l’ha introdotto in Italia, siamo una generazione nata per correre e continueremo a farlo senza mai lasciar cadere il testimone del sogno di libertà del nostro antesignano.
Dobbiamo credere che la politica o è ingessata o non è? Che lo statista o è circondato da un aurea di gravità o non è? O dobbiamo credere che se si sorride alla vita prima o poi ne si riceve un sorriso in cambio? Dobbiamo credere che sia meglio essere sempre arrabbiati, sempre fiduciati, sempre in attesa che venga papà stato a risolvere le nostre miserie magari procurandoci un posticino pubblico?
Io la mia risposta ce l’ho; voglio un Italia che guardi al futuro con ottimismo, perchè non è il governo Berlusconi a sfiduciare i mercati, ma tutti quegli avvoltoi e becchini che non fanno che parlare della morte del Paese aspettando che finalmente sopraggiunga per intonare la loro falsa requiem.
Ps. intanto dopo l’annuncio delle dimissioni lo spread sfonda quota 518 punti e piazza affari è in grave calo ( vuol dire che si mantiene ai massimi livelli il differenziale tra i Btp e Bund tedeschi) alla faccia di chi dava i mercati in rialzo con la caduta del governo.
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