
Il sindaco Mazzola in una nota diramata pochi giorni fa alla stampa raccomandava ai cittadini di diffidare di false promesse di posti di lavoro in campagna elettorale, ci domandiamo, a questo punto, se quella del sindaco sia una raccomandazione riflessiva, riferita cioè a se stesso, o se si tratta invece della sua ennesima castroneria.
Infatti è stato proprio il sindaco a sbandierare promesse esose sull'occupazione, ha parlato di 5000 posti di lavoro, un'enormità, lo ha urlato in piazza e lo ha scritto a caratteri cubitali su manifesti che sono ancora lì sui nostri muri a testimoniarlo.
Mazzola non ha spiegato però da dove ha intenzione di tirarla fuori questa occupazione, forse da Enel?, dalle opere pubbliche? se oggi può garantire ai tarquiniesi 5000 posti di lavoro, perchè non ha fatto nulla in cinque anni per rendere credibile questa promessa?
É peraltro giusto che l'amministrazione debba "dare""fare""creare"posti di lavoro? Mio nonno, non a torto, spesso mi ricorda che "ognuno s'ha da coprì co' le foje sue" può sembrare un atteggiamento egoistico e di disinteresse nei confronti dei problemi di questa società, invece più mi fermo a riflettere su queste parole più trovo in esse la chiave dell'approccio all'occupazione e l'atteggiamento che un'amministrazione dovrebbe mantenere rispetto al problema.
Chi amministra un paese non deve dare lui lavoro, ma deve fare in modo che le imprese, siano in grado di darlo, è il mercato a "dare", "fare", "creare" lavoro, è al mercato che si devono dare stimoli, spazio e iniezioni di fiducia.
Nel programma elettorale sottoscritto con Alfio Meraviglia si parla di questo, di nuova linfa per la nostra economia, per far ripartire l'occupazione là dove è naturale, là dove questa non crea debito pubblico e quindi povertà per la società, là dove questa non è un favore della politica, ma un diritto e un merito sacrosanto.
Noi vogliamo creare occupazione, vogliamo lavorare al futuro della nostra generazione, ma non possiamo pensare di farlo rispondendo alle vecchie logiche del clientelismo e della spesa pubblica, lo vogliamo fare investendo sulle potenzialità dei mercati che Tarquinia ha e sui quali nessuno ha mai investito: turismo, agricoltura, artigianato e commercio.
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