| Diletta sulla terrazza della nonna Viviana |
Questo è l’ultimo pomeriggio che sottraggo alla stesura della mia noiosissima tesi di laurea per dedicarmi al cazzeggio, al puro, autentico ed inconfondibile dolce cazzeggio.
Vabbè in realtà posso permettermelo per via di diverse sfortunate vicissitudini che da novembre stanno rimandando sessione dopo sessione la mia tanto sospirata dipartita dal fantastico cubo.
| Federica con il Nonno Vivaldo piazza S.Giovanni |
C’è da dire poi che non capita così spesso che nevichi a Tarquinia e così oggi mi sono goduta una bella giornata invernale come poche ne capitano da queste parti; mancava il caminetto che fa tanto ambient, ma che posso farci se mia madre non ne ha voluto mantenere neppure uno in casa?
La legna pesa, portarla fino al secondo piano di un palazzo senza ascensore non è una cura prescritta dal medico, fa fumo, crea polvere, e vabbè una serie di mille altri inconvenienti che chi come me ha un approccio minimo con le faccende domestiche ( rifare il letto una volta alla settimana) non può di certo comprendere.
Mattinata passata a poltrire sotto al piumone, vabbè qualcosa l’ho fatta, ho organizzato la raccolta firme per dare ad una via cittadina l’onore di ricordare gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, ho lavorato al sito del negozio, ho lavorato a migliorie per la Mozione sull’ IMU, ho letto un bel libro di Camillo Langone, ma tutto rigorosamente da sotto al piumone mentre fuori si preparava a nevicare.
Sono uscita dal mio caldo e accogliete giaciglio solo per pranzare, ma sono dovuta andare al negozio e perciò uscire di casa ed espormi al freddo della neve che già scendeva generosa e imbiancava i tetti di San Francesco.
Ci sarebbe voluta una bella zuppa calda di quelle tanto buone che solo mia madre può preparare, magari di legumi, di farro di orzo, ma niente ancora una volta ho dovuto stemperare la poesia della neve, questa volta per colpa della dieta proteica a cui mi sta sottoponendo il mio severissimo trainer.
Petto di pollo, tristissimo petto di pollo e una freddissima insalata, un pasto che con la neve non c’entra un tubo.
Ma dico io, è possibile che per una volta che nevica a Tarquinia io debba mangiare petto di pollo? È antiestetico, non è da me!
Non potevo poi sottrarmi dal tour attraverso il paese innevato, certo mancava la poesia di quando ero piccola e se nevicava facevo pupazzi di neve col nonno Vivaldo o le gare di slittino “giù pe la discesa de Spartaco” con i miei cugini e gli amichetti del quartiere.
Ho visto una Tarquinia bellissima vestita di neve, ed è tutto fotografato, riportato scorcio per scorcio, oddio, proprio tutti gli scorci no, qualcuno l’ho dovuto tralasciare stavo per rimetterci le dita delle mani e mi servono ancora per digitare sul pc l’ultimo capitolo della tesi di cui sopra.
Comunque una Tarquinia di una bellezza da mozzare il fiato, incantata, una poesia che vive, rimane lì secolo dopo secolo e riesce a sopravvivere alla bene e meglio anche a tutte le brutture a cui la costringiamo, e fiera, in bianco ti sfida a rimanere lì ed ammirarla.
Ho notato che sulle torri non attacca la neve, sarà per questo che lei offesa decide di non venire mai a cadere da noi?
Mi piace gioire per un fenomeno meteorologico raro dalle nostre parti e con una portata poetica unica, è bellissimo vedere i bambini girare con i genitori o con i nonni vestiti da neve e vederli giocare, meravigliarsi, stupirsi per dei cristalli di ghiaccio, è stato bello vederli, per un attimo sono tornata anche io a giocare col nonno nel giardino innevato.
Forse la neve ha pensato che di questi tempi, con il vuoto che ognuno di noi ha dentro, avrebbe potuto farci cosa gradita regalandoci un po’ di poesia, e ha fatto davvero miracoli, pensate che mia nonna non ha nemmeno imprecato quando ha visto le orchidee sbocciate da pochi giorni ricoperte di neve, “ ricacceranno” ha detto alzando le spalle.
P.S. Mi sento estremamente vicina alle tante persone che in queste fredde giornate non hanno avuto da mangiare neppure il mio dietetico petto di pollo, a chi non ha avuto un caldo piumone con cui riscaldarsi ed una casa in cui rintanarsi, mi sento vicina a chi per via del gelo e del maltempo può aver subito danni di ogni tipo, ma d’altronde questi tristi episodi capitano anche col solleone e allora sorridete alla poesia di questa stagione, gioite dello stupore dei bambini e let it snow, let it snow let it snow.
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